L’informazione Oggi Tra Giornali, Content Creator E Crisi Di Impresa

“Oggi l’informazione si muove tra giornali, reel e content creator. Chi detta davvero le regole? Tra autorevolezza e viralità, costruire una reputazione solida è più complesso (e rischioso) che mai. Per le aziende, comunicare è un’opportunità… ma anche un potenziale boomerang”.

Quando si commenta una notizia con degli amici si è soliti (o si dovrebbe esserlo) citare sempre la fonte. “Ho letto sul giornale che” è l’incipit perfetto per darsi un tono, per dire che quello che si sta dicendo l’ha scritto e condiviso una fonte certa, autorevole, sicura, credibile. “Lo dice il giornale” vuol dire che è vero, nella maggior parte dei casi. Questo modo di dire si è evoluto però nel tempo e ora, soprattutto le nuove generazioni, la Generazione Z e la Generazione Alpha ovvero le generazione dei nativi digitali, la prima nata tra la fine degli anni ’90 e il 2010 e la seconda dal 2010 in poi, hanno mutato il complemento oggetto in altre parole come “reel”, “Tiktok” o citando fonti di informazione che non sono dei giornali, almeno a livello di nomenclatura e su base giuridica, non sono gestite da giornalisti ma che vengono comunque citate come autorevoli e veritiere. Il senso profondo di chi lavora nelle pubbliche relazioni digitali in veste di PR e di Ufficio Stampa è fare in modo che questi articoli escano, raccontino delle storie dei clienti di questi professionisti e facciano in modo che queste notizie, e oggi questi reel e Tiktok, entrino nel quotidiano delle persone, informandole.

Che cosa sono le Digital PR?

Le Digital PR ovvero il termine designato per denominare la pubbliche relazioni digitali, rappresentano l’evoluzione delle tradizionali pubbliche relazioni, focalizzandosi sulla costruzione e gestione della reputazione online e offline di un brand attraverso canali come social media, blog, influencer e piattaforme digitali. A differenza delle PR tradizionali, che si basano unicamente su media convenzionali come stampa, televisione e radio, le Digital PR sfruttano anche strumenti digitali per raggiungere un pubblico più ampio e specifico, permettendo una misurazione precisa delle performance e una maggiore interazione con il pubblico.

In Italia, il panorama digitale è in continua espansione: nel 2024, si contano oltre 42,8 milioni di utenti attivi sui social media, pari al 72,8% della popolazione. Un dato che evidenzia non solo l’importanza crescente delle strategie di comunicazione digitale per le aziende che desiderano mantenere e rafforzare la propria presenza online ma anche un cambiamento nel comportamento dei consumatori di informazioni. Consumatori composti da tutti, davvero tutti noi. Perché nonostante le differenze di interessi, il mondo dei media copre tutti gli aspetti che interessano al genere umano e che siano riviste tradizionali, media company o profili di content creator, la mappa degli interessi umani è più che coperta e lo sarà sempre di più.

Le Digital PR proprio per questo offrono vantaggi significativi rispetto alle PR tradizionali, tra cui la possibilità di targetizzare il pubblico in modo più preciso, adattando rapidamente le strategie in base ai feedback ricevuti. Inoltre, l’utilizzo di tecniche come la SEO, il content marketing e le collaborazioni con influencer consente di aumentare la visibilità del brand e migliorare il posizionamento nei motori di ricerca.

La combinazione di strategie tradizionali e digitali può quindi offrire un approccio integrato ed efficace per la gestione della reputazione e la comunicazione aziendale. Ed ecco perché sempre di più, un po’ come accade nei paesi anglofoni, da tempo, il numero di aziende che si sta procacciando internamente o esternamente dei professionisti di pubbliche relazioni è sempre più in ascesa. Secondo il Global Public Relations Market Report 2025 di The Business Research Company, il settore è passato da un valore di 106,93 miliardi di dollari nel 2023 a 114,1 miliardi nel 2024 e le previsioni di crescita sono piuttosto rosee per gli attori di questo settore.

I giornali non sono morti e i content creator non sono da scartare.

C’è dello snobismo quando si parla di informazione: un giornale è sempre migliore di un altro, un content creator è sempre un fenomeno passeggero. Ma non è così. In un panorama mediatico in continua trasformazione, dichiarare la morte dei giornali e il discredito dei content creator è un errore di prospettiva.

I giornali, pur avendo perso parte della loro centralità nel consumo quotidiano di notizie, conservano un valore insostituibile: l’autorevolezza, la verifica delle fonti e la profondità d’analisi. Secondo il Reuters Institute, il 60% degli utenti continua a fidarsi maggiormente delle testate giornalistiche rispetto ai social. Ma bisogna chiedersi cosa ne pensano le nuove generazioni.

Infatti, i content creator hanno rivoluzionato la comunicazione, creando legami diretti con le community e veicolando contenuti spesso più accessibili, autentici e innovativi. Invece di porsi come antagonisti, giornalisti e creator possono coesistere e collaborare: il futuro dell’informazione passa dalla contaminazione tra linguaggi, dalla convergenza tra rigore editoriale e immediatezza digitale. Ed è da questa collaborazione e commistione di mondi che nascono le strategie di pubbliche relazioni, sia tradizionali che digitali, più impattanti.

Le pubbliche relazioni: accessibili ma potenzialmente letali.

Esporsi vuol dire essere vulnerabili. Succede sia nell’ambito personale che in quello aziendale. Quando un’azienda si espone online e offline si rende vulnerabile a eventuali critiche e se queste non sono ben gestite si entra in un’altra area delle pubbliche relazioni: la comunicazione di crisi.

Appurato che le pubbliche relazioni sono uno strumento potentissimo per costruire l’identità e la credibilità di un’azienda, proprio per questo possono rivelarsi letali se gestite senza competenza. Nell’era della comunicazione continua e dei social media, ogni parola, ogni scelta visiva, ogni silenzio può essere amplificato, frainteso o travisato.

È per questo che, sebbene sia un campo accessibile, la gestione di questa immagine deve essere approcciata da dei professionisti del settore. Professionisti che possano dialogare con l’azienda e con tutte le sue figure chiave e creare il giusto storytelling che possa posizionare l’azienda davvero in modo credibile attraverso il mondo dell’informazione sia tradizionale che non.