Dal “parlano di noi” al “parliamo di”: Linkedin come nuovo media del business  

“CHI USA LINKEDIN COME MEDIA COSTRUISCE AUTOREVOLEZZA, ACCELERA LA FIDUCIA E TRASFORMA LA VISIBILITÀ IN CONTATTI, PARTNERSHIP E CRESCITA DI FATTURATO”
“OGGI SU LINKEDIN VINCONO LE IDEE, NON I CURRICULUM”. 

Per anni, la “legittimazione” di un professionista o di un’azienda passava da un rito quasi obbligato: uscire su un quotidiano importante, finire in una classifica, ottenere una citazione su una testata di settore. Tutto utilissimo e soprattutto ancora molto attuale ma i tempi cambiano e così anche le modalità in cui le persone percepiscono l’autorevolezza e con cui si crea fiducia con il proprio pubblico. Perché infatti, c’è un cambiamento che molti continuano a sottovalutare: la conversazione su un brand non si sviluppa più soltanto attorno ai media esterni, dunque giornali, radio e tv ma anche sui media proprietari, quelli sviluppati attraverso le piattaforme di social networking più famose. E nel mondo business, la più potente (e spesso la più sottoutilizzata) è LinkedIn.

Ma andando sul pratico, cos’è Linkedin? Nata nel 2003 in Silicon Valley come social media per i professionisti, oggi è diventata una vera e propria piazza dove si incontrano pubblico, clienti, partner, talenti, opinion leader e competitor. In pratica è il famoso mercato “digitale” in cui siamo tutti dentro e su cui tutti lavoriamo. Ma non solo. Linkedin è anche un canale editoriale proprietario, con un vantaggio enorme: si può generare una conversazione, modularla e poi indirizzarla a singoli target specifici. Un modo che non richiede l’approvazione di algoritmi stringenti e questo è un gran plus tra i social che ci sono oggi.

Perché LinkedIn ha preso il posto del “palco”

Partiamo dai numeri, quelli che aiutano a capire la scala del fenomeno. A inizio 2025, le stime basate sugli strumenti pubblicitari di LinkedIn indicavano almeno 1,20 miliardi di membri registrati nel mondo e una crescita di +176 milioni di profili raggiungibili tramite advertising tra gennaio 2024 e gennaio 2025. Sono numeri da “mass media”, con una differenza decisiva: qui il contesto è professionale, quindi l’attenzione è spesso più intenzionale (carriere, business, scelte d’acquisto, reputazione).

E se qualcuno pensa che sia “solo visibilità”, vale la pena guardare anche l’altro lato: il modello economico. Nella reportistica ufficiale Microsoft (che controlla LinkedIn), nel FY2025 rispetto al FY2024, il fatturato LinkedIn è cresciuto di 1,4 miliardi di dollari (+9%), “con crescita in tutte le linee di business”. Tradotto: LinkedIn non è un passatempo. È un business in espansione, e sta monetizzando proprio su contenuti, advertising, recruiting e servizi premium. Dove c’è investimento e crescita, c’è attenzione dell’ecosistema.

E l’Italia? In Italia ci sono oltre 24 milioni di utenti che ogni giorno pubblicano, leggono e creano relazioni sulla piattaforma, secondo le ultime statistiche di Linkedin Notizie di Gennaio 2026.

Un nuovo personal branding: dal “Parlano di noi” al “Parliamo di”

Non si tratta di buttare via la stampa tradizionale. Si tratta di smettere di considerarla l’unico timbro di autorevolezza, soprattutto per imprenditori e startupper iniziare a considerare il proprio profilo personale come il proprio “palco” da cui far conoscere non solo la propria azienda ma anche creare conversazioni su un tema caro al mercato in cui è immersa.

Si tratta di un punto di svolta importante: se fino ad ora il personal branding è sempre stato visto come un’attività che si deve realizzare tramite terzi (i media, ad esempio), ora invece si sta canalizzando anche su chi espone, creando fiducia, relazione e di conseguenza business.

Perché il nuovo personal branding non è “parlare di sé” ma essere utili: l’errore tipico di chi inizia è pensare che deve raccontare solo vittorie, premi e i propri successi. Questo non è consigliabile perché non è così che si crea l’autorevolezza. Il personal branding efficace su LinkedIn è legato al valore che si condivide con quella che diventa una vera e propria community. Il vero plot twist è quando vieni seguito per ciò che dici e non per chi sei, con tutte le conseguenze positive in termini di business. 

Combattere la sindrome dell’impostore e iniziare: 5 step per farlo

Il vero problema di chi non ha mai iniziato a produrre contenuti su Linkedin è il non sapere da dove partire e combattere quella sindrome dell’impostore che accomuna un po’ tutti agli inizi. Ecco una checklist di piccoli step per iniziare e vivere il proprio viaggio su Linkedin in modo sereno, strutturato e analitico.

Il primo passo è fare un check del proprio profilo: online ci sono guide molto più strutturate ma di base deve essere pulito, in linea con l’immagine che si vuole trasmettere e chiaro, estremamente chiaro per il pubblico che ci interessa raggiungere. 

Leggi, commenta, analizza: il secondo passo non richiede già la creazione di contenuti ma la semplice lettura della piattaforma, qualche commento su dei temi in cui ci si sente confidenti e l’analisi di ciò che funziona sugli altri profili.

Scrivi i fatti, poi pensa a creare storie: parti dall’analisi di report appena lanciati sul mercato, dalla condivisione di articoli, da elementi che sono oggettivi e che puoi semplicemente condividerli con un commento. Inizia a far capire di cosa ti occupi, poi c’è tempo per creare un personal brand più strutturato

Il tempo di scrivere storie è arrivato: rilassati e divertiti. Ora che hai testato la piattaforma, inizia a scrivere la tua storia e quella del tuo brand. Porta sempre del valore e delle informazioni che possano davvero interessare. 

Testa, testa, testa: crea un piano editoriale strutturato in cui settimanalmente posti contenuti sulla piattaforma e analizza i risultati. Cosa piace alla tua audience? E cosa invece bisogna evitare? Questo si può capire leggendo le analitiche dei post e testando i contenuti nel tempo.

Che risultati aspettarsi: non like ma autorevolezza (pagante)

Quali risultati aspettarsi nel breve e nel medio periodo creando contenuti su Linkedin? Gli stessi che ci si può aspettare da un’attività di pubbliche relazioni con un plus in più. 

Ci si può aspettare un miglioramento della reputazione e del proprio posizionamento. Si possono avere più opportunità di crescita, sia in termini di business che di personal branding ovvero nuove collaborazioni, opportunità commerciali e inviti come speaker a degli eventi ad esempio.

Qual è il plus? Che è una gestione totalmente autonoma non regolata da terze parti che decidono se e quanto pubblicare il punto di vista del professionista, come accade sui giornali ad esempio. E questo è un plus che oggi, se si vuole lavorare sul proprio personal branding bisogna saper coltivare.